IL MERCATO DEI COVERED WARRANTS
Il mercato dei covered warrants è un mercato ancora giovane, nato nel 1998, ma che già ha avuto una rapida evoluzione. Nonostante gli sforzi profusi da Borsa italiana e dagli stessi Market Makers, tale mercato presenta ancora delle importanti inefficienze. I ritardi nell’aggiornamento dei prezzi rappresentano uno dei più sentiti problemi da parte degli investitori. Il Regolamento di Borsa prevede un periodo massimo di 5 minuti in cui il MM può assentarsi dal book, però spesso i ritardi sono maggiori. Due sono i motivi: aspetto tecnologico e normativo. Il primo è stato rimosso con la creazione di una piattaforma tecnologica dedicata allo scambio dei cw. In tale piattaforma possono essere scambiati fino a 10.000 cw, così che i problemi di sovraccarico sono stati eliminati. Resta tuttavia il problema delle limitazioni all’accesso al mercato da parte dei MM sia in base al n° di cw emessi, sia al n° dei contratti conclusi: il superamento di tali limiti comporta, infatti, per i MM pene pecuniarie. E’ per questo che i MM effettuano numerose emissioni di covered, che spesso non trattano, ma che gli permettono di aggiornare in maniera efficiente quei cw in cui si concentra l’interesse degli investitori.
Una novità che ha avuto effetti positivi, ma che non ha risolto totalmente il problema, è stata l’introduzione della tecnologia double quotation che permette con un solo accesso al mercato di aggiornare contemporaneamente prezzi e quantità sia in acquisto che in vendita. Ad oggi il Mcw (Mercato dei Covered Warrant) si presenta con un eccessivo numero di prodotti (circa 7.000) ed emittenti (20), che hanno contribuito, insieme ai ribassi di borsa succedutisi dal Marzo 2000, all’allontanamento progressivo degli investitori retail. Gli scambi, infatti, si sono stabilizzati su livelli bassi: su 7.000 strumenti quasi 5.800 non scambiano (cioè l’80%) e l’attenzione degli investitori si concentra su pochi strumenti.
Gli investitori professionali, che rappresentano l'80% del mercato dei covered warrant, cercano di sfruttare, attraverso operazioni d’arbitraggio, le inefficienze del mercato. Operazioni rese possibili dai ritardi negli aggiornamenti dei prezzi e dalla possibilità di effettuare operazioni di short grazie ad alcuni brokers on-line. A prova di questo l’80% dei volumi si concentra sugli indici, che sul brevissimo termine, risentono meno di eventi straordinari. Tale situazione sta arrecando un danno non solo ai MM che si difendono dagli “attacchi” degli arbitraggisti con i mezzi a disposizione (tagli di volatilità e allargamento forbice bid-ask), ma anche ai piccoli investitori, che non si vedono tutelati in un mercato molto manipolabile. In questa fase di orso non è certo stato di aiuto anche l’insuccesso dei cw put, che non sono decollati con i ribassi dei mercati, soprattutto per l’inferiore livello qualitativo rispetto alle call sia dal punto di vista della liquidità che da quello dei ritardi negli aggiornamenti. Se i mercati non daranno segni di ripresa entro la fine dell’anno 2002, si prevede l’uscita dal mercato di circa 7-8 market makers, ciò dovuto anche alla mancanza di una concreta diversificazione dei prodotti in un mercato che necessità di idee nuove per riavvicinare gli investitori.
Gli investitori retail, che non operano nè come arbitraggisti, nè come scalpers, dovranno aspettare periodi di forte direzionalità al rialzo dei mercati, accompagnati da elevata volatilità, prima di tornare ad investire in covered warrants.
A cura di Riccardo Catalani
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